A Manaus è grande Italia: Marchisio e Balotelli stendono l’Inghilterra

Publicado el 15/06/2014

In gol lo juventino e Sturridge nel primo tempo. Poi ci pensa SuperMario Palo per Candreva, traversa clamorosa per Pirlo. Ora la Costa Rica, il 20

Buona la prima. Vincere. E vincere giocando bene. E per di più con un avversario alquanto impegnativo. Tre condizioni tutte insieme difficilmente verificatesi in una volta sola, a un esordio mondiale della nazionale, forse l’ultima volta fu contro la Francia ad Argentina ’78: ma così è andata in questo umidissimo esordio con l’Inghilterra. Un 2-1 che lascia dunque buone sensazioni per il prossimo avvenire, forse con l’avvertenza che bisogna essere più incisivi davanti.

Dopo i patemi

Dopo i tanti patemi (il forfait all’ultimo di Buffon, lo pseudoallarme bomba, il campo di patate, lo spauracchio del caldo) finalmente la parola è passata al calcio: Inghilterra-Italia si apre in uno stadio con qualche vuoto (quasi 40.000 gli spettatori, comunque). Predominanza inglese, con tante bandiere di San Giorgio una a fianco all’altra, ma ci pensava il pubblico di casa a riequilibrare le proporzioni: tutto, ma proprio tutto per l’Italia, memore forse delle infauste parole di Hodgson che non avrebbe voluto giocare qui. E in effetti giocare qui non è una passeggiata di salute: al fischio finale l’umidità è al 74 per cento, non si vorrebbe essere nei panni di chi è sceso in campo. Ma tant’è: l’Italia si presenta con lo straannunciato doppio play Pirlo-Verratti, Sirigu ha preso il posto dell’infortunato Buffon, Balotelli unica punta. Gli inglesi rispondono con gli altrettanto annunciati quattro moschettieri in avanti (Rooney-Welbeck-Sturridge-Sterling).

Match bloccato a centrocampo

Bene, si parte. E si intuisce da subito che questo è un match che si giocherà perlopiù a centrocampo: le due squadre sembrano bloccate e infatti nei primi 25 minuti i tentativi sono da lontano. Ci proveranno Sterling e Henderson per gli inglesi, Marchisio e Balotelli per gli azzurri. Se c’ è però una falla in questa partita a scacchi, è sulla sinistra italiana, dove ci doveva essere De Sciglio e invece è stato dirottato Chiellini. Vi scendono prima Sterling e poi ben più pericolosamente Welbeck (pericoloso ovunque, a dire il vero, Paletta per poco non lo atterra malamente in area) il cui cross tesissimo incontra per fortuna Barzagli e non una maglia bianca.

 

L’Italia si desta

Alla mezz’ora la partita dice che l’Italia, come previsto, gioca perlopiù in orizzontale ma, come non previsto, non verticalizza. E Balotelli pare abbandonato in mezzo ai due massicci centrali inglesi. I brasiliani, che inneggiavano per l’Italia, si annoiano e iniziano a tifare per loro stessi. Lampo isolato al 35’: De Rossi crossa sulla destra al validissimo Darmian (nessun timor panico il ragazzo) che pennella al centro per Mario: va fuori. È un attimo: come d’incanto l’Italia si desta. Sull’angolo successivo, Pirlo dimostra che il genio non riposa mai, e con uno splendido velo, lascia filtrare un pallone per Marchisio che, da fuori area, porta in vantaggio gli azzurri. I brasiliani d’incanto ritornano a tifare Italia, parte addirittura il poporopo di berlinese memoria

 

Dura poco

Ma dura poco. Due minuti per l’esattezza. L’Italia si trova scoperta per una volta sulla destra, Rooney fin lì dormiente pesca Sturridge tenuto in gioco da Paletta (è spesso in ritardo, l’italoargentino) e la punta del Liverpool firma il pari. Giusto così, per il non molto visto in campo fino a questo momento. La partita si trascina verso la conclusione del primo tempo e giusto nel finale Balo dà segni di vita: riceve palla sulla sinistra in area e fa un pallonetto-capolavoro: Jagielka salva di testa sulla linea.

 

Secondo tempo

Si riparte: i due tecnici non cambiano nulla e votano per l’equilibrio, tutto sommato dominante nella prima parte. E come nella prima parte della prima parte, si riprende a tirare da lontano, Sturridge per esempio. Ma ancora una volta improvvisamente la fiamma: al 50’ Candreva scende sulla desta e si inventa un delizioso cross per Supermario, che deve solo metterla dentro. L’Inghilterra vorrebbe ripetere il copione del primo tempo, rimettendosi subito in corsa, con una serpentina di Welbeck e subito dopo con Rooney e ancora con Welbeck che manca di poco. Gerrard cade pure in area, ma non c’è rigore. E l’Italia, passata la buriana, può iniziare seriamente a pensare di difendere il vantaggio al 57’, sostituendo Verratti con Motta e sostanzialmente cambiando poco a livello tattico.

 

Tiqui-taca all’italiana

Infatti gli azzurri si disimpegnano in una lunga sequela di passaggi, tiqui-taca fatto in casa che richiama gli olé del pubblico casalingo, di nuovo compattamente pro-azzurri. Hodgson prova a cambiare qualcosa: via Welbeck (anche se era stato uno dei più positivi dei suoi) dentro il giovanissimo Barkley. Che però si fa notare subito con una conclusione e mezza ( complice pure Paletta). Per la prima volta sul campo s’alza un lieve venticello e i primi a beneficiarne sono i giocatori. La manovra dell’Italia si fa appunto ariosa, e il terminale diventa spesso Candreva, forse il migliore dei nostri, veloce e preciso.

 

La staffetta

Al 73’ Prandelli decide che Supermario ha fatto il suo (eccome se l’ha fatto) e applica la classica staffetta, facendo entrare quello che vede come la naturale alternativa del centravanti milanista, Ciro Immobile. Hodgson risponde con Wilshere, il talentino dell’Arsenal, al posto di Henderson. Primo vero fallo di una partita fin qui molto cortese, al 76’:Chiellini atterra Sturridge al limite. E Sirigu interviene per la prima volta nel secondo tempo, bloccando in angolo la punizione di Baines.

 

Ora la Costa Rica

All’80’ ultimi cambi: Prandelli toglie uno stremato Candreva con Parolo, Hodgson prova l’altro giovane, Lallana, per Sturridge, spentosi progressivamente. Ma non cambia molto, gli azzurri tengono l’iniziativa e controllano gli attacchi degli inglesi. E così il pubblico di Manaus decide che è il momento di sostenere il Brasile in vista del Messico. Gerrard ci prova su punizione, ma va alta. Ultimi minuti, gli inglesi ci provano ancora col capitano dall’angolo, ma invano. Allo scadere, ben 5 minuti di recupero, arriva il primo giallo della partita: Sterling. È punizione da 25 metri, il pubblico sa già chi la deve tirare e lo invoca: Pir-lo, Pir-lo, Pir-lo. Lui li accontenta e becca una traversa da urlo. Finisce così, finisce bene. Ora la Costa Rica, venerdì a Recife, entrambe da prime della classe, dopo l’incredibile vittoria dei centramericani con l’Uruguay. Chi l’avrebbe mai detto?

Corriere della Sera